Lattoferrina, che cos’è e come mai, ultimamente, se parla molto.

Difese Immunitarie

La Lattoferrina, conosciuta anche come lattotransferrina è una glicoproteina con attività antimicrobica, sia battericida che fungicida, studiata in passato per i suoi effetti inibitori su Hiv e citomegalovirus, e nel 2011 per il trattamento della Sars.

La lattoferrina appartiene alla famiglia delle transferrine e possiede una massa molecolare di 80 KDa, con due siti di legame per lo ione ferrico (Fe3+), similmente alla stessa transferrina.

Si trova soprattutto nel latte, ma è presente in molte secrezioni mucose, protegge inoltre i neonati da infezioni all’apparato gastrointestinale.
Nell’organismo la lattoferrina è contenuta nei granulociti neutrofili.
Nell’uomo, il gene che codifica per la lattoferrina è situato sul cromosoma 3 con localizzazione 3q21-q23.

Proprietà della Lattoferrina

L’attività antimicrobica della lattoferrina è correlata alla sua affinità per il Fe3+ (quindi la sua elevata capacità di competere allo stato libero con i microrganismi ferro-dipendenti), e a un’azione diretta sulla membrana esterna dei batteri Gram negativi.
Questa molecola è in grado di sottrarre e trasportare il ferro non legato dai fluidi corporei e dalle aree di flogosi, evitando così il danno causato dai radicali tossici dell’ossigeno e diminuendo la presenza di ioni ferrici.

La combinazione della lattoferrina con lo ione ferrico nelle secrezioni mucose modula l’attività e le capacità aggregative dei batteri e dei virus verso le membrane cellulari, questo perché alcuni batteri richiedono ferro per poter effettuare la replicazione cellulare e la lattoferrina, al contrario, lo sottrae dall’ambiente circostante, impedendone la proliferazione.

Questa proteina possiede un’attività battericida ferro-indipendente, essendo in grado di attaccare e lisare la membrana batterica, sfruttando l’affinità dei propri domini cationici nei confronti della membrana batterica (carica negativamente), che, in combinazione con il lisozima, un enzima in grado di scindere i legami β1-4 glicosidici del peptidoglicano, comporta la morte del batterio per citolisi.

Si ipotizza sia anche efficace contro i parassiti, alterandone la membrana e indebolendo il legame con l’ospite.
È inoltre un ottimo antiossidante: disperde il ferro in eccedenza e previene l’insorgere dello stress ossidativo sui tessuti.

Durante le terapie antibiotiche, la lattoferrina può rendersi utile per indebolire i batteri contro l’azione dei farmaci e, assieme ai probiotici, aumentare la crescita di ceppi batterici intestinali benefici (Lactobacillus o Bifidobacterium) che dipendono meno dalla disponibilità di ferro.

È così che rafforza le difese immunitarie, garantendo l’eterogeneità del macrobiota intestinale.

Batteri come Escherichia coli tuttavia possiedono chelanti del ferro che permettono al microrganismo di procurarselo anche in presenza di lattoferrina.

Il potere fungicida e battericida della lattoferrina (e della transferrina e ovotransferrina) in vitro dipende dalla concentrazione di sale. Nel normale latte fresco è inattiva.

Studi preliminari nel trattamento da Covid-19

E’ stato dimostrato per la prima volta l’efficacia della lattoferrina nel favorire, senza effetti avversi, la scomparsa dei sintomi tipici di positivi sintomatici al Covid-19, con la conseguente negativizzazione del tampone già dopo 12 giorni dal trattamento: la sperimentazione guidata Elena Campione, del Policlinico Tor Vergata di Roma, è stata pubblicata sull’”International Journal of Molecular Sciences” .

I ricercatori hanno somministrato una formulazione liposomiale con lattoferrina, per via orale e intranasale a pazienti paucisintomatici e asintomatici.

Gli studiosi avevano posto la loro attenzione sulla lattoferrina, dopo aver notato la bassa incidenza di infezioni da covid nei neonati.

Sembra che il covid abbia bisogno del ferro e la lattoferrina lo sottrae all’ambiente circostante, agendo, dunque, come antagonista.

Inoltre, l’effetto antivirale della lattoferrina è collegato alla sua capacità di legarsi ai glicosamminoglicani della membrana plasmatica, prevenendo l’ingresso dei virus.

Lo studio di Tor Vergata

Lo studio condotto dall’Università di Tor Vergata, insieme a La Sapienza, era stato realizzato su circa 100 pazienti con sintomi lievi o asintomatici, come dichiara la stessa prof.ssa Elena Campione, ricercatrice coinvolta nello studio.
Alcuni dei pazienti trattati con la lattoferrina, sono guariti dal covid in 10/12 giorni.

La lattoferrina si è dimostrata efficace nel combattere i sintomi della malattia da coronavirus nei pazienti positivi all’esordio e negli asintomatici.

Un aspetto confermato anche dalla professoressa di Microbiologia dell’ Università La Sapienza, Piera Valenti. La dottoressa Valenti aveva dichiarato in un servizio svolto su TgR, sullo studio della lattoferrina, che “i risultati ottenuti dimostrano che la lattoferrina blocca le fasi precoci e, a detta di colleghi dell’Università del Michigan, blocca anche quando la cellula è già infetta”.

Riferimenti: https://www.mdpi.com/1422-0067/21/14/4903

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